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RAZZA UMANA di Oliviero Toscani Mostra permanente Ospedale Civile di Pescara


RAZZA UMANA di OLIVIERO TOSCANI allestita in forma permanente all’Ospedale di Pescara, nasce all’interno del progetto di umanizzazione dei luoghi di cura avviato dal DG D’Amario. Razza Umana di Oliviero Toscani, una mostra che invade lo spazio, lo trasforma in luogo accogliente e creativo. All’inaugurazione il 28 dicembre 2015 Il DG D’Amario ha sottolineato come con questa mostra nell’atri dell’Ospedale si mette in risalto il concetto che non c’è soluzione di continuità tra mondo esterno e luoghi interni dell’ospedale e per questo egli ha sempre sostenuto azioni volte al miglioramento dei luoghi, illustrando le molte attività fatte nell’ottica di rendere gli spazi ospedalieri sempre più accoglienti e consoni al benessere psicofisico del malato e dei suoi parenti. Il Prof. Nicola Mattoscio Presidente SAGA e Fondazione Pescarabruzzo ha plaudito all’iniziativa ricordando le precedenti location della mostra in luoghi strategici della vita collettiva di Pescara come Piazza Salotto, Aeroporto e Università, auspicando che tutto il territorio e le diverse amministrazioni lavorino alla maggiore presenza del bello nella società, il bello come identità e come fonte di crescita. Il Sindaco di Pescara Marco Alessandrini, ha plaudito all’iniziativa sottolineando il valore universale del messaggio di Oliviero Toscani che è anche nello spirito della propria amministrazione volta all’inclusione dei cittadini condividendo in pieno la necessità del perseguire la bellezza dei luoghi oltre che la funzionalità. Il dott. Sabatino Trotta ha ricordato, con una esposizione edotta sotto il profilo anche medico, la grande valenza di allestimenti alternativi e nuovi negli spazi collettivi degli ospedali, sottolineando la capacità dell’allestimento con superfici specchianti di coinvolgere cittadini e pazienti e rendendoli parte attiva dell’opera.

Mariantonietta Firmani, ideatrice e curatrice ha illustrato contenuti dell’opera.

CONTENUTI DELL’OPERA – PREMESSA

RAZZA UMANA di Oliviero Toscani – Pescara, a cura di Achille Bonito Oliva, dopo le location di Piazza Salotto, Aeroporto d’Abruzzo e Università G. D’Annunzio di Pescara, continua il suo percorso in luoghi sempre centrali per la vita dei cittadini, spazi pubblici da vivere in maniera interattiva per i giovani di tutte le età.

L’opera di Toscani è un messaggio dell’universale attraverso la lettura del particolare. Nella lettura storica dell’opera dell’artista, Razza Umana è forse il prosieguo di una riflessione artistica che nasce con la denuncia della ingiustificabilità oggettiva della distinzione razziale dei popoli, iniziata negli anni ottanta con le campagne pubblicitarie di Benetton, e che approda alla riflessione tanto universale quanto inaccessibile ai più che la Razza Umana è una sola, quella degli Uomini appunto!

Quando l’opera d’arte, è capace di racchiudere e trasmettere valori universali non può stare nei musei, relegata “all’ora di educazione artistica” ma deve stare nella vita quotidiana di ogni singolo individuo, fruibile tutti i giorni in ogni istante da quello più felice a quello più buio e disperato. Penso alle parole di Cristian Norberg-Schulz in Genius Loci del 1979: “l’individuo non può raggiungere la presa esistenziale tramite solo la conoscenza scientifica; per far questo egli ha bisogno di simboli, opere d’arte che rispecchino situazioni esistenziali, opere che conservano e trasmettono significati.”

Il luogo storicamente deputato alla costruzione del pensiero comune, da cui deriva l’identità dei singoli è la greca agorà, che si è evoluta nei secoli interpretando di volta in volta il pensiero delle civiltà che la esprimevano; divenendo la piazza che nei momenti più bui delle società ridiventa luogo d’incontro, di protesta ove rimettersi in gioco come cittadini e non solo più come individui. Per questo il luogo ideale per Razza Umana è lo spazio collettivo della piazza, nel senso della greca agorà. Così l’arte esce dal museo e ritorna con forza e prepotenza nel suo vero spazio vitale, perché è sempre più urgente nel contemporaneo una piazza che sia di nuovo il centro della vita sociale, per vincere insieme le sfide di una nuova società che fa i conti con crisi economica e crescente solitudine di anziani e giovani forse meno capaci di comunicare a causa di un uso sbagliato delle nuove tecnologie perché la cosa più affascinante ed appassionante resta sempre l’incontro dell’altro.

 

RAZZA UMANA AL CIVILE DI PESCARA

Razza Umana donata all’Ospedale di Pescara vuol essere un abbraccio ed un sorriso di conforto e sostegno offerto a tutti coloro che si trovano temporaneamente imprigionati in un momento di malattia, un messaggio di gratitudine a tutti coloro che hanno scelto di occuparsi del benessere fisico della società. Razza Umana racconta con geniale semplicità le molteplicità di pensiero e di sentimento della vita stessa, presente nelle diverse parti del mondo, essa rimanda immediatamente all’idea

del viaggio come attitudine a sperimentare nuove possibilità, prima di tutto con il proprio pensiero aperto e positivo. “L’artista sente l’esigenza di viaggiare ma lo fa come antropologo involontario perché l’identità è sempre legata all’alterità per riconoscere l’altro dal se. Pensiamo ai viaggi di Gauguin che va a Tahiti per scoprire altre civiltà e quando torna in Francia pubblica Noa Noa che è il ricordo di una terra che gli ha dato tantissimo, uno scritto in cui l’artista racconta di una civiltà che, dopo il viaggio, diventa la sua. L’artista dunque è anche un antropologo impegnato a cambiare la realtà e questo è il lavoro di Oliviero Toscani. Toscani ci da la traccia antropologica del suo discorso già solo con il titolo del suo lavoro: “Razza Umana” dove un ritratto che è anche sempre e solo un autoritratto. Toscani decide di lavorare sulle voci e sulle testimonianze di molti individui, raccontate attraverso i suoi ritratti, per costruire una critica alla realtà con un lavoro in progress che ha attraversato luoghi e culture del mondo per comporre le diversità oltre i recinti chiusi delle singole identità. Non a caso Razza Umana è nello spazio pubblico dove tutti possiamo inciampare per riflettere che siamo tutti figli del pianeta in viaggio nella realtà”. (A Tolve – Parallelo42 28/08/2014).

Razza Umana all’ospedale di Pescara è un invito ad intraprendere un viaggio alla ricerca della parte migliore di ciascuno di noi, quel viaggio che ci auguriamo possa portare tutti a vincere nel più breve tempo possibile la sfida contro la malattia, l’imprevisto che ci mette alla prova.

 

LO SPAZIO COLLETTIVO DELL’OSPEDALE

L’ospedale come luogo di sofferenza ma anche e soprattutto di speranza per tutti coloro che trovano una via di guarigione, nella ricerca scientifica e medica in continua evoluzione e resa accessibile ai cittadini proprio nel servizio pubblico così prezioso svolto all’interno degli ospedali. Per comprensibili motivi tecnici, gli ospedali sono prioritariamente rivolti alla funzionalità degli spazi al fine di rendere un servizio efficacie ed efficiente dove l’eccellenza è sempre legata all’altissima professionalità del personale medico e paramedico che vi lavora.

Quasi sempre pochissime risorse sono impegnate per rendere piacevoli gli spazi ospedalieri, così da renderli anche capaci di essere costruttivi sotto il profilo emotivo, psicologico e relazionale, coinvolgenti ed avvolgenti, capaci di proiettare pazienti, parenti e personale, in ambiti di pensiero che superino il contingente negativo legato alla malattia.

Del resto, un pensiero positivo, è opinione diffusa tra medici e scienziati, aiuta, accelera ed a volte addirittura determina la guarigione. Per questo, e certo per molti altri motivi confluenti, forse, le architetture degli ospedali andrebbero pensate come luoghi confortevoli e stimolanti, quasi luoghi di vacanza, pur salvaguardando la funzionalità di emergenze, strutture tecniche e servizi, come del resto accade in prestigiose cliniche private. Naturalmente per gli ospedali pubblici le scelte progettuali sono legate al pensiero dominante del periodo in cui essi sono stati realizzati nonché alle esigenze economiche di rientrare nei budget prestabiliti.

Una intera mostra d’autore presente in un ospedale è certo un fatto raro ed importante e sottolinea la lungimiranza dell’Amministrazione ospedaliera che con questa azione vuole avviare un restyling di immagine e di sostanza comunicando che, oltre alla altissima affidabilità del servizio sanitario particolarmente rinomato per alcuni Reparti di eccellenza, l’Amministrazione mira al benessere olistico dei propri pazienti e del proprio personale medico e paramedico impegnandosi ad innovare e rendere sempre più accoglienti e confortevoli i propri spazi.

 

ARTE E ARCHITETTURA SPECCHIO DELLA REALTÀ.

Nel progetto di allestimento l’obiettivo era quello di trasformare la hall di ingresso di un ospedale nella hall di ingresso di un museo o di un teatro, ovvero in un luogo di cura del pensiero e dell’anima oltre che del corpo. Dato prioritario era anche quello di rispettare la massima funzionalità degli spazi soggetti a costante potenziale emergenza, per questo era necessario lasciare liberi i percorsi. Per questo, Razza Umana di Pescara nata come allestimento tridimensionale, è stata allestita a filo parete sulle ampie superfici vuote e amorfe, con l’idea di aprire finestre sul mondo, nuovi punti di vista su culture e pensieri altri. Elementi strutturali, superfici interstiziali e volumi aggettanti, sono invece stati rivestiti con superfici specchianti, rigorosamente anti infortunistica, che diventano strumenti per restituire la profondità tridimensionale del progetto originario di Razza Umana e creare un dialogo costante con i cittadini. Così, lo spaesamento dimensionale creato dalle gigantografie di Toscani, è rafforzato dallo straniamento sensoriale dello specchio che moltiplicando i punti di vista, annulla la percezione della struttura fisica dello spazio rendendolo fluido e personale, costruito ex novo da ogni singolo individuo, da ogni singolo sguardo.

E ancora, come è vero che Razza Umana è un viaggio, un racconto dell’umanità nelle sue fragilità e diversità, la scelta dello specchio come finitura dello spazio, ammicca all’impulso irrefrenabile di guardare il nostro riflesso, che dal mito di Narciso non si è affatto spento ai giorni nostri, semmai moltiplicato dal culto dell’apparenza.

Lo specchio in arte e architettura, tuttavia, non è una finitura ma un pensiero altro dello spazio. È il preciso desiderio di contenere l’intorno, la natura, la società e la storia nel proprio progetto. Un intervento leggero che si mimetizza e si limita a raddoppiare la bellezza già esistente. Nella Hall dell’Ospedale Civile di Pescara tutte le pareti rivestite di pannelli altamente specchianti, riflettono e moltiplicano la bellezza dei giganti di Razza Umana, riflettono e moltiplicano la bellezza delle persone che ci vivono, lavorano, transitano, ricercano speranze e nuove possibilità di vita. Gli esseri umani si ammalano quando perdono il contatto con sé stesi, con la profondità del proprio cuore. la dimensione straniata e fuoriscala crea l’emozione e lo spostamento del pensiero verso dimensioni altre e lo specchio richiama ciascuno a guardarsi dentro.

* Naturalmente sulla presenza di specchi in Arte sono stati scritti fiumi di parole su interventi di grandi autori, da Jan Van Eyck (1434) a Jeff Koons, Michelangelo Pistoletto, Alfredo Pirri, Anish Kapoor. Michelangelo Pistoletto in una intervista del 2006 mi raccontò l’origine dei suoi specchi: “Il mio lavoro nasce con l’autoritratto. Il pittore realizza  l’autoritratto per riconoscere il proprio volto, per conoscere se stesso, a questo fine perciò fa uso dello  specchio. Ma io volevo anche trarre la visione automatica della mia immagine dallo specchio e trasportarla sulla tela per conferirle statuto artistico senza alterarne l’oggettività. E così le mie tele divennero sempre più nere e lucide fino a quando io trovai la mia immagine riflessa nelle tele. Questi “dipinti specchianti” hanno avviato il processo attraverso il quale le mie domande si sono man mano trasformate in risposte. Nel passato, normalmente l’artista appariva solo, nel proprio autoritratto, per me invece diveniva il luogo di incontro, poiché anche gli spettatori entravano con me nel quadro”.

Così anche in Architettura il fascino del catturare l’intorno con riflessi e trasparenze, a partire dal Cristal Palace di Paxton (1851) a visto intere generazioni di architetti affrontare il tema dell’edificio come scatola di luce, spesso in interventi nei centri urbani di città dense di storia dove l’uso di ampissime pareti specchianti sa coniugare perfettamente la poetica, la funzionalità e ricerca tecnologica del contemporaneo con un gesto di rispetto e amore per la storia che viene completamente assorbita e riflessa, come nel primo lavoro di Norman Foster il Willis Faber & Dumas Building nella cittadina storica di Ipswich e nel suo recentissimo intervento al porto vecchio di Marsiglia 2013 dove l’acciaio inox specchiante è l’unico elemento di dialogo e valorizzazione del luogo, la natura, la sua storia.

 

LA SCELTA DELL’AUTORE E DELL’OPERA

Un ospedale è il luogo della collettività dove più che in ogni altro, la dimensione umana è presente in tutta la sua complessità di forza e debolezza, la forza della capacità di cura e la debolezza della malattia. Il soggetto principale del lavoro artistico di Toscani è proprio la dimensione umana.

In un luogo così determinante e complesso per la società come un Ospedale, luogo democratico per eccellenza perché fruito indistintamente da tutti i cittadini delle più disparate estrazioni sociali, la scelta del prodotto artistico doveva essere il più possibile vicino alla percezione empatica diffusa, doveva essere accessibile a tutti come la Fotografia. Per Achille Bonito Oliva: “la fotografia è uno strappo della pelle, sulla realtà, è ciò che l’occhio meccanico e fisiologico del fotografo riesce a portare in superficie, è la celebrazione di una superficie che viene da lontano” Per Oliviero Toscani: “la fotografia è la scrittura con la luce, photo e grapheia, è la memoria storica dell’umanità, senza fotografia non ci sarebbe la storia. La pittura è emozione, la fotografia è storia. E ancora per Achille Bonito Oliva: “la mostra è un effetto del sistema dell’arte che ha il compito di mostrare ma anche spaventare, colpire, spiazzare, per questo è importante il critico che crea un percorso espositivo e realizza con le opere degli artisti, una scrittura espositiva. Nella mostra l’artista parla ad alta voce e il critico aiuta e catalizza questo volume per dare ascolto all’arte e farla arrivare all’uditorio che è il pubblico”.

Tutti i grandi fotografi, come i grandi artisti hanno un tema caro nel loro racconto della vita. A differenza di altri fotografi, il lavoro di Toscani è scevro da ridondanti elucubrazioni storiche e filologiche, ricerche edonistiche e stilistiche forse proprio perché il suo lavoro nasce con la funzione della comunicazione benché esso diventa subito espressione di una ricerca profonda e personale. Nel sodalizio con Benetton, Toscani porta avanti la sua straordinaria ricerca sociale contribuendo a sdoganare storici tabù come il razzismo, l’omosessualità, la sessualità naturale negata dalla chiesa, la pena di morte come oltraggio stesso alla civiltà, l’anoressia come malattia del consumismo e dell’apparenza, e molti altri. Attraverso molti temi differenti, Toscani racconta della Razza Umana sin dagli esordi del proprio lavoro, dai bambini colorati di United Colors of Benetton negli anni 80.

Quei bambini sono ora adulti e fanno mestieri, vivono religioni e tradizioni, imbracciano fucili o sfoggiano monili e tatuaggi, … “Io non fotografo paesaggi a meno che il paesaggio mi serva a spiegare la condizione umana. Tutto ciò che si ferma alla forma, alla composizione, all’estetica, ai colori, per me è mediocrità. L’unico e vero scopo dell’arte è la condizione umana. Dall’inizio mi sono sempre interessato alla imperfezione umana. Perché all’interno dell’imperfezione umana c’è tutta la creatività possibile. Di fronte a una quercia, un salta martino, il monte bianco, il mare, mi commuovo fino ad un certo punto perché tutti gli elementi della natura sono perfetti. Mi commuovo invece di fronte all’unicità di ogni individuo e per questo dall’inizio fotografo gli esseri umani nelle molteplici espressioni. Adagio, adagio, sono riuscito anche a togliere quello che si chiama reportage. Non c’è bisogno di fotografare la guerra per rappresentare il disastro che compie nella società. Basta incontrare due occhi che ti guardano con terrore e capisci cosa è la guerra. Vorrei arrivare a togliere tutta la parte formale della fotografia: il virtuosismo dei fotografi che usano filtri, colori, post-produzione, per fotografare l’anima delle persone. In fotografia non è possibile fotografare ciò che non ha una consistenza fisica, è impossibile fotografare l’aria che non sia costruita da un colore un riflesso di luce, ecc. forse è più facile dipingere l’aria che fotografarla. Tuttavia credo che si possa fotografare l’anima attraverso lo sguardo degli esseri umani. L’anima nelle sue fattezze, meschinità, bruttezze e bellezze più estreme. La ricerca e tutta nella gente che guarda dritto negli occhi”. (Oliviero Toscani).

Oliviero Toscani è un grande autore, e la sua ricerca intorno all’essere umano è perfetta per il contesto ospedaliero individuato. Naturalmente ci sono molti altri autori di valore universale con poetiche diverse ma tutti con la capacità di catturare un piccolo frammento di verità nel percorso di comprensione della vita, autori di luoghi diversi, vicini e lontani, di età diverse. Per questo ci auguriamo che questo lavoro possa avere un seguito e aprire la strada ad una progettualità condivisa tra funzioni diverse, come quella sanitaria e quella culturale.

 

ARTE, SOCIETÀ, MERCATO, SOCIETÀ,

Produrre una reale interazione tra arte e società implica il coraggio dell’ascolto che è l’esatto contrario dell’astuzia della manipolazione. Per ascoltare davvero è necessario non essere fedeli a preconcetti e ideologie di alcun genere, e così diventa impossibile appartenere a questo o quell’ambito di relazioni scegliendo di restare al centro, ad una distanza dalla quale si riesce ad avere, almeno intuire, una visione libera e potenzialmente obiettiva.

Un progetto di arte nella società non può stare solo dalla parte dell’artista che è “un errore biologico rispetto all’opera” come sostiene Achille Bonito Oliva (naturalmente va studiato con attenzione il suo pensiero e il sistema dell’arte per capirne il senso) ma deve compenetrare le esigenze dei luoghi e delle collettività che incontra. C’è da dire che i grandi veri artisti hanno sempre avuto questa sensibilità.

Un progetto di arte nella società non può scendere a compromessi con desideri più o meno palesi dei committenti che a volte hanno a cuore la divulgazione culturale, a volte perseguono contorti giri di azioni per raggiungere vari ambiti di potere e manipolazione collettiva dietro la maschera della cultura che in questi casi è sempre a buon mercato, lusinga presenze locali con strascichi numerici e rifugge situazioni di vero stimolo intellettivo, diffondendo proclami puntualmente disattesi.

Organizzo progetti culturali da svariati anni sempre con l’intento della reciproca contaminazione tra linguaggi e territori, tra molteplici ambiti della società che spesso lavorano separatamente. Pensando l’arte come il luogo privilegiato per la percezione profonda della realtà, con Parallelo42 ho sempre realizzato il confronto straniato a due su temi di urgenza sociale tra artisti ed esponenti di ambiti disciplinari diversi, come filosofi, attori, architetti, economisti, musicisti, stilisti, imprenditori, ecc. Il risultato all’oggi, di una ricerca sempre in itinere, è che la differenza sta tutta nella consapevolezza: del perché di successi e fallimenti, della relatività delle situazioni e degli approcci. Benché il mondo globale sia la sommatoria di tanti localismi, ciò che rende di rilievo internazionale il lavoro di un artista o professionista di qualsivoglia mestiere, è la capacità di assurgere a contenuti universalmente riconosciuti, cristallizzarli nel frammento temporaneo di un’opera nel caso dell’arte, questa capacità conferisce agli artisti il riconoscimento del sistema dell’arte e il successo di mercato.

Nel sistema dell’arte, il mercato è quello economico, ma è anche quello dei pensieri e della cultura, della capacità di immedesimarsi in ambiti e situazioni altre rispetto al proprio singolo esistere. Per Oliviero Toscani “il mercato non è solo quello economico: un mercato è anche cultura, gente che si incontra, si ama si odia  il mercato è tutto, è come la nuova America, il mercato ti da la grande opportunità, dove trovi consenso per il tuo lavoro e puoi esprime dissenso. E spesso è necessario essere contro il consenso del mercato  per evitare di essere mediocri ed avere successo”.

Il Sistema dell’arte è un concetto ormai assimilato dalla società globale ma esso è stato intuito e teorizzato da Achille Bonito Oliva: “non ho mai demonizzato il mercato tanto che negli anni ’70 invece di adoperare questo termine che proviene da un bagaglio marxista, teorizzai il Sistema dell’arte, quella catena di Sant Antonio  fatta da soggetti ognuno portatore di una propria professionalità, autonomia e responsabilità: l’artista che realizza l’opera, il critico che la sceglie, il gallerista che la espone, il collezionista che la tesaurizza, il museo che la storicizza, i media che la celebrano e il pubblico che la contempla. Ogni volta che vado a Basilea ne torno soddisfatto più di quando vado alla Biennale di Venezia. Perché il sistema dell’arte da statuto di realtà ai fantasmi dell’artista all’iconografia all’immagine pellicolare che il fotografo può realizzare o il pittore dipingere. Ritengo che questa concretezza da sopravvivenza a partire dai rapporti interpersonali: prima c’era il principe e il pittore poi il borghese e il pittore, poi la chiesa e il pittore era sempre e comunque un rapporto a due. Con la società di massa non c’è più il dipingere o creare su indicazione o committenza, spesso gli artisti producono in anticipo delle opere che poi vengono assorbite. E questo assorbimento la dice lunga perché fa capire anche l’apertura, la disponibilità di quello che viene indicato come mercato in senso negativo”.

Naturalmente ogni prodotto ha un suo mercato, ci sono diverse classi di prodotti per diversi target con differenti poteri d’acquisto e capacità percettive. Per esempio penso ai differenti target nella moda, il target di Armani, il target di H&M, il target degli anonimi cinesi, ma anche alla differenza di pubblico per il mercato del libro in Germania e quello in Italia. Man mano che si sale in alto nella scala di valori culturali, si riduce la capacità di condivisione dei contenuti. Tuttavia, nelle società evolute, c’è una grande attenzione ad innalzare il livello culturale diffuso, penso alle recentissime azioni semplici e geniali attuate in Polonia e Spagna per promuovere la lettura: mezzi pubblici gratuiti per i lettori.

Dopo anni di lavoro sul campo e di ascolto delle molte diverse esigenze, mi sembra che i vari ambiti d’azione della società lavorino separatamente a volte in antitesi per il raggiungimento del bene comune. Penso alla sfera politica che ha l’arduo compito di sviluppare azioni per armonizzare lo sviluppo di tutti i cittadini, ai luoghi della formazione che contribuiscono a produrre le coscienze dei giovani, a imprenditori e professionisti che producono beni di consumo e servizi che spesso guardano alla società solo come al luogo dove vendere prodotti e accumulare denaro o luoghi di privilegio. Il lavorare separatamente tra questi ambiti rallenta la costruzione di un senso della collettività, lasciando diffusa una latente certezza che la cultura, luogo di condivisione del pensiero, è un costo e non un investimento.

 

RINGRAZIAMENTI

Naturalmente il primo grazie per la realizzazione di questa Opera va all’autore Oliviero Toscani che ha accettato di donare la sua opera a servizio di un progetto di forte valore sociale, naturalmente grazie al D.G. della ASL di Pescara Claudio D’Amario che ha creduto alla fattibilità e al valore proiettivo dell’iniziativa, e a tutti i dirigenti della AUSL coinvolti che hanno dato il proprio contributo affinché fosse possibile portare a realizzazione il progetto portando a buon fine i molteplici adempimenti burocratici. E infine grazie alla squadra di tecnici che hanno materialmente allestito l’opera risolvendo ogni problematica contingente.

Quest’opera ha una storia che nasce nel 2012 e all’oggi ha attraversato luoghi pubblici per eccellenza della città. Razza Umana a Pescara è stata possibile grazie al sostengo anzitutto dell’Imprenditore Enrico Marramiero che a sua volta ha coinvolto amici e colleghi.

Nell’allestimento permanente nell’Ospedale Spirito Santo di Pescara ci auguriamo che Razza Umana sia un dono prezioso e condiviso dai cittadini, e che sia l’avvio per una proficua serie di incursioni dell’arte negli spazi pubblici. Incursioni positive che rimettano l’essere umano al centro delle azioni individuali e collettive, e di ausilio al processo di umanizzazione dei luoghi di cura della società tutta.

Video Tg8 https://youtu.be/XZnAVB130qo

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