P42_2005 collection

Raccolta 2005

01-05 “LO SPAZIO” con Ettore Spalletti e Paolo Desideri  guarda il VIDEO

02-05 “SPIRITUALITÀ” con Ettore Sottsass ed Enzo Cucchi guarda il VIDEO

03-05 “COMUNICAZIONE” con Maurizio Cattelan e Alessandro Bergonzoni guarda il VIDEO

1_P42_05_pendaglio
P42_05_evento-05-2005
P42_05_evento-02-2005
P42_05_3Cattelan-1
P42_05_3Cattelan-2
P42_05_2Sottsass2
P42_05_2Sottsass1
P42_05_2Cucchi-1
P42_05_2Cucchi-2
P42_05_2bnCucchi
P42_05_1Spalletti-2
P42_05_1Desideri-2

 

 

01-05 Parallelo42 – LO SPAZIO – EDITORIALE di Giacinto Di Pietrantonio

PRIMO quando nasce una nuova rivista nel primo numero se ne spiegano le ragioni, vengono dichiarate le intenzioni e i programmi.

SECONDO il titolo Parallelo 42 dichiara un’appartenenza geografica, una  spazialità, un luogo che è quello in cui nasce, un’area: quella pescarese nella quale da molti anni accadono molte cose d’arte: Alviani, Beuys, Fabro, Merz, Paolini, Pistoletto, Zorio, Cucchi, Spalletti, Rossi, Grassi, Flaiano…

TERZO è una rivista interdisciplinare, ma che mette al centro l’arte in senso lato convinti che questa sia il motore dell’umanità individuale e collettiva.

QUARTO è una pubblicazione con intenzione multiculturale, ma non solo e soltanto nel senso che si è dato nell’ultimo decennio a questo termine portato a definire culture di altri Paesi extraoccidentali, ma in senso di discipline diverse: arte, architettura, teatro, cinema, giornalismo, antroplologia, musica,.…

QUINTO è una rivista che lavora sul doppio: double face nella grafica e nel contenuto, double face nella relazione arte-architettura, double face nell’interdisciplinarietà, duoble face di prossimità e di vicinato: Ettore Spalletti artista, Paolo Desideri architetto.

SESTO ogni numero è “monografico” nel senso che è dedicato ad un argomento su cui si incontrato due autori come in questo, dove il tema è Lo Spazio:


Spazio del Luogo per Spalletti

Spazio della meomoria per Desideri

Spazio del Colore per Ettore

Spazio dell’Amnesia per Paolo

Spazio della Negazione per Spalletti

Spazio dell’Affermazione per Desideri

Spazio dell’Atmosfera per Ettore

Spazio della mitologia per Paolo

Spazio della Luce per Spalletti

Spazio delle Ombre per Desideri

Spazio della Rottura per Ettore

Spazio della Costruzione per Paolo

Spazio dell’Unità per Spalletti

Spazio del Frammento per Desideri

Spazio della polvere per Ettore

Spazio della geometria per Paolo

Spazio dell’Instabilità per Spalletti

Spazio dello Stabile per Desideri

 

SETTIMO ringraziamenti sinceri a Gaetano Di Francesco e Maria Antonietta Firmani e l’Associazione per lo Sviluppo del Territorio, per il coraggio e la passione che li ha spinti a ideare e intraprendere questa nuova bella e interessante avventura con cui si tenta di colmare un vuoto creativo di cui si avvertiva la mancanza

 

TRA MEMORIA ED AMNESIA di Paolo Desideri

“Tutto ci sfugge. Tutti. Anche noi stessi. La vita di mio padre la conosco meno di quella di Adriano. La mia stessa esistenza, se dovessi raccontarla per iscritto, la ricostruirei dall’esterno, a fatica, come se fosse quella di un altro. Dovrei andare in cerca di lettere, di ricordi d’altre persone, per formare le mie vaghe memorie. Sono sempre mura crollate, zone d’ombra.

…Fare in modo che le lacune dei nostri testi, per quel che concerne la vita di Adriano, coincidano con quelle che potevano essere le sue stesse dimenticanze”.

Ho sempre pensato alla memoria come il prezioso saldo residuale di quel processo sistematico che é il dimenticare. Il privilegio di dimenticare, la biologica amnesia delle cose, mi sembra la base naturale perché possa acquistare valore quel poco di muro, crollato, che resta. La memoria acquista significato in ragione di quanto si é saputo, si é dovuto, si é potuto dimenticare.

Il brano della Yourcenar, é tratto dai taccuini di appunti pubblicati in appendice a “Memorie di Adriano”.  E’ dunque sensata una lettura dei taccuini come la relazione di quello straordinario progetto che é il libro. Possiamo perciò considerare l’astuzia di modulare la progettazione tra memoria e inevitabile amnesia come una vera e propria strategia progettuale: ribaltare a proprio favore le zone d’ombra della non  conoscenza che in qualsiasi analisi storica, in qualsiasi realtà fisica ci troveremo inevitabilmente davanti.

Un’altra questione mi sembra ben espressa dalla Yourcenar nella sua nota. La conoscenza del nostro vissuto, del nostro contemporaneo, non é diversa – letteralmente ne più ne meno frammentaria, ne più ne meno dimenticata – della conoscenza storica.

 

 

02-05 Parallelo42 – LA SPIRITUALITÀ con Ettore Sottsass ed Enzo Cucchi

 

02-05 Parallelo42 – LA SPIRITUALITÀ – REDAZIONALE di Mariantonietta Firmani

Parallelo 42 numero 02-05, per provare a raccontare la spiritualità che muove il progetto. Spiritualità intesa come luogo di autodeterminazione dell’individuo: “Solo chi conosce se stesso è giusto e temperante e può governare la Città” (Platone). La conoscenza di sé, come luogo di conforto dove riunire pensiero e sentimento e vedere le cose contemporaneamente dall’interno, dell’io, e dall’esterno, della società. Soggettivamente ed oggettivamente. Per raccontare “la sacralità dell’arte” proponiamo l’ascolto, di alcune osservazioni di Enzo Cucchi ed Ettore Sottsass dove appare centrale il superamento della dicotomia tra fisicità e pensiero. Dove corpo e cervello, quali unico organismo, presiedono all’interazione tra l’uomo e l’ambiente. Dove la percezione sensuale, intesa come luogo di armonica fusione tra spiritualità e fisicità, può attraversare la materia per approdare nell’infinito della coscienza. Quella stessa coscienza capace di mantenere l’opera sempre critica e viva anche dentro le evoluzioni della società, senza più tabù dei consumi,  che oggi rischia l’implosione a causa dei suoi stessi meccanismi.

E.C. “l’arte è diventata una specie di incubo, introspettivo e concettuale, …senza andare verso una qualità d’emozione. …Mi interessano gli incontri forti, emozionanti a livello erotico tra le persone, …è questa la qualità di emozione che va riconquistata…”

E.S.“… leggiamo la vita attraverso i sensi, poi intellettualizziamo ed organizziamo le emozioni sensoriali. …è il nostro corpo che comanda…”,

E.C.”dentro una finestra del Caravaggio può entrare ed uscire chiunque, qualsiasi luce; dentro una porta di casa puoi solo sbattere la tesata se non accendi la luce”;

E.S. “..al fondo del design c’è sempre un mondo generale, è l’intera società a volere qualcosa di nuovo…”.

E.C. “I conflitti sociali sono masse formali di materia”,

E.S. “…il rischio della nostra professione è di produrre forme vuote, perché non conosciamo più i nostri clienti, sono solo nebbia interpretata dai professori del marketing…”

E.C. “la tragedia di oggi è che si possono fare tutti i tipi di discorsi senza sentirne il peso”.

E.S. “…l’industria deve sopravvivere, deve vendere; per vendere deve creare i mercati, cioè deve costruire nuovi desideri…ingrandirsi sempre, guadagnare di più, … questo insieme di condizioni mi sembra che sia arrivato ad uno stadio quasi manieristico. cioè, non si esce di là…. io questo design non lo faccio più.”

E.C. l’arte è diventata una specie di incubo

E.S. leggiamo la vita attraverso i sensi

 

 

 

02-05 Parallelo42 LA SPIRITUALITÀ EDITORIALE di Giacinto Di Pietrantonio

 

42° Parello

un Numero

un Altro

un Primo

un Secondo

uno Spazio

una Spiritualità

un  Santo

un Diavolo

un Artista

un Designer

un Pittore

un Disegnatore

un Segno

un Disegno

una Solitudine

una Compagnia

un Lama

un Papa

una Maledizione

una Fortuna

un Luogo

un Non luogo

una Regina

un Re

un Bene

un Male

un Locale

un Globale

un Imam

un Patriarca

un’Anima

un Corpo

una Preghiera

una Bestemmia

una Guerra

una Pace

un Buono

un Cattivo

una Neve

un Sole

un Pieno

Un Vuoto

un Bramino

Un Rabbino

un Universo

un Cosmo

una Terra

un Cielo

un Essere

un Avere

un Finito

un Infinito

di Giacinto Di Pietrantonio

 

 

 

02-05 Parallelo42 LA SPIRITUALITÀ  ETTORE SOTTSASS

Scriverò poco delle Kachina perché non so niente delle Kachina e anche quelli che “sanno” delle Kachina sanno poco delle Kachina.

Le Kachina sono specie di bambole di legno vestite con stoffe, con pelliccette, con peli, con piume e sono pitturate con disegni e colori diversi.

Sono anche maschere per gli uomini che ballano sulla piazza del paese, ballano danze cosiddette cerimoniali specialmente al solstizio di inverno o qualche volta a metà luglio.

Le Kachina sono anche esseri soprannaturali che però non sono divinità, non sono persone, sono le anime dell’ignoto, di tutto quello che è ignoto, cioè le Kachina sono la figura dell’ignoto della nostra esistenza nell’universo, sono l’anima del cielo o l’anima dei germogli o l’anima dello zio del mostro o l’anima della lucertola o l’anima della senape verde o l’anima della ragazza neve o l’anima del flauto o l’anima del potere terrificante o l’anima del cactus chola o l’anima del gufo donna…

Le Kachina sono innumerevoli e qualche volta vanno molto, molto in fondo a qualche anima del mistero.

Le anime, i sospiri, i venti del mistero, dell’ignoto, dell’ignoto amico o dell’ignoto nemico che sono le Kachina con la bocca chiusa o con la bocca aperta, con le orecchie sporgenti o con le non orecchie, con un corno soltanto o con due corna o senza corna, con piume bianche povere o con piume ricche gialle, rosse, verdi, quei sospiri e quei venti dell’ignoto in forma di Kachina uno se li porta in casa e così si abitua; anche i bambini si abituano. Tutti un po’ si tranquillizzano.

Se quel pezzo di ignoto che anch’io posso immaginare in forma di Kachina entra nella casa, forse quel pezzo di ignoto sa di essere finito in famiglia, tra amici, guardato e guardato ancora, da donne, da madri, da bambini, da uomini; sa che non si bagnerà, che non ci sarà vento, non ci sarà sabbia. Sa che l’oscurità si illuminerà. La Kachina, l’ignoto può forse sentirsi anche lui tranquillo insieme agli altri della famiglia.

Chissà. Nella vita ho sempre (finora) avuto molta fortuna: i cattolici la chiamano “divina provvidenza”, i musulmani la chiamano “Allah”, io la chiamo fortuna ma non c’entro o se c’entro, c’entro pochissimo.

Qualche volta penso che la fortuna mi accompagni per via di tutti i quadrifogli che Barbara trova nei prati e che mi dà e io li secco nei libri; penso anche che sia per quei cornetti rossi che qualche amico napoletano mi regala o penso anche che sia perché, in fondo, l’ignoto lo lascio stare più che posso, non cerco di imbrogliarlo nella mia mente, non cerco di capirlo. Raramente gli domando protezione, non gli porto mai via spazio, gli lascio tutto lo spazio che pretende di avere e così stiamo più o meno insieme e litighiamo poco.

Quando ho visto tre o quattro Kachina da George Nelson a New York nel 1956, ho pensato che potevo immaginarmi qualche Kachina per me; era una bella idea ma poi ho dimenticato tutto.

Il sabato e la domenica di qualche mese fa, forse perché con gli anni l’ignoto mi cresce intorno, mi sono disegnato sette Kachinas; la Kachina matita, la Kachina bambino, la Kachina rabbia, la Kachina casa , la Kachina solitudine, la Kachina potere terrificante, la Kachina acqua.

 

 

 

03-05 Parallelo42 – LA COMUNICAZIONE con Maurizio Cattelan e Alessandro Bergonzoni

 

03-05 Parallelo42 – LA COMUNICAZIONE  Editoriale  di Giacinto Di Pietrantonio

Ci mettono e rimettono la faccia. Non c‘è disciplina migliore dell’arte intesa nelle sue varie espressioni disciplinari  per esprimere il senso della comunicazione, che ovviamente non vuol dire comprensione, ma quello stato creativo che permette di forzare sempre i limiti della lingua e del linguaggio. Non a caso ad accorgersi di questo furono tra i primi nel secolo scorso i futuristi, che fecero della comunicazione un punto fondamentale del loro sfondamento linguistico. L’arte, infatti, è una lingua/linguaggio in continuo rinnovamento teso a creare e spostare la comunicazione; vale a dire che quando ti sembra di averne afferrato il senso, quando pensi che inizi a comunicare è nuovamente pronta a mostrarne il dissenso. Così l’arte non è mai una lingua compiuta, né una comunicazione data, ma è un linguaggio in continua formazione teso a dare identificazione. Come esempio andiamo più indietro e fino ad oggi quando diciamo ad esempio per l’italiano “la lingua di Dante”, o per l’inglese “la lingua di Shakespeare”, o quando parliamo d’arte visiva di un paesaggio leonardesco  o un viso picassiano e come siamo arrivati a parlare di linguaggio futurista per rap e hi-pop e per la comunicazione giovanile via sms, un giorno potremmo dire la lingua di Bergonzoni e il linguaggio di Cattelan, tenendo presente che ogni artista riesce a fare tutto ciò, facendo una linguaccia alla lingua e al linguaggio loro contemporaneo, consci del fatto che ci mettono e rimettono la faccia.

 

 

03-05 Parallelo42 – LA COMUNICAZIONE  Redazionale di Mariantonietta Firmani

In un momento in cui …”Hai l’impressione che il rapporto fra le cose oggettive, la realtà spirituale e la parola non ci sia più….Eppure e la parola che conta. perchè la parola può dire o nascondere, può confondere o chiarire, può essere menzognera o portatrice di verità, può testimoniare la parte migliore dell’uomo o la peggiore.” (Le nuove paure di Mario Luzi); e nella considerazione che..”la forma”, che sostanzia le immagini, “non è che una veduta dello spirito, una speculazione sull’estensione ridotta all’intelligibilità geometrica, …” (La vita delle forme di Henri Focillon); poniamo attenzione ai modi della comunicazione.

Proponiamo il linguaggio graffiante ed apparentemente scanzonato dei due autori, che, nel suo leggero fluire, è a nostro avviso quello che meglio di ogni altro può rendere leggibili  complessità e contraddizioni insite nell’era della comunicazione in cui viviamo.

Comunicazione che sia mediatica o interpersonale, capace di tradurre ed raffigurare tutte le tensioni ed incomprensioni tra individui e società.

Comunicazione che diventa dirompente quando in una società sopita: dalla menzogna strutturale nonché funzionale all’interesse di pochi potenti e molti indifferenti, semplicemente “palesa” la verità intrinseca nelle perversioni di massa. Così come raccontata dalle fortunate opere di Maurizio Cattelan ed Alessandro Bergonzoni. Comunicazione della rappresentazione visiva di Cattelan. Comunicazione della traduzione letteraria di Bergonzoni.

 

 

03-05 Parallelo42 – LA COMUNICAZIONE  ALESSANDRO BERGONZONI – MOVIMENTE

Tratto dal MOVIMENTE. testo del manifesto programmatico nato al Festival Letteratura di Mantova2005 in occasione della presentazione Rave book itinerante del libro edito Bompiani. NON ARDO DAL DESIFERIO DI DIVENTARE UOMO FINCHE’ POSSO ESSERE ANCHE DONNA BAMBINO ANIMALE O COSA.

 

1°Il pensiero e’ legge

2°Lo scrittore e’ uno scritturato

3°C’è un tempio tra le tempie(evitare gli spensierati)

4°Fare razzie di immanita’

5°Fare gli incantesimi o diventarli

6°Cercare il fuori luogo e l’oltremodo

7°Non essere leali ma avere le ali

8°Non avere coraggio solo per sapere tenerne anche un po’ per far si di non capire

9°Non credere nelle radici ma allungarsi coi rami

10°Captare allucinazioni solo in  perfetto stato di lucidità

11°Scoprire se sulla terra c’e’ vita

12°Immedesimarsi

13°Coltivare desideri preterintenzionali

14°Evitare l’uomo di poca voluttà

15°Intercettare l’invisibile

16° ….

100°Fare ogni giorno detestamento.

 

Sulla rivista sono presenti tutti i testi e le interviste, le opere degli autori per P42